Un uso eccessivo dei social network, in particolar modo di Facebook, fa male: è quanto affermano i due ricercatori di Zuckemberg David Ginsberg e Moira Burke in un lungo post dal titolo "Passare il tempo sui social media ci fa male?".

La risposta che ne consegue è chiara e non lascia dubbi. I due prendono in esame una serie di ricerche scientifiche pubblicate in materia, come quella della psicologa Sherry Turkle che nel 2012 si è occupata di come gli smartphone hanno ridefinito le nostre relazioni facendoci sentire "connessi ma soli”, o quella di un'altra psicologa, Jean Twenge, che ha rilevato come un aumento della depressione nei teenager corrisponde ad un uso delle tecnologie.
"Sono domande cruciali per la Silicon Valley e anche per noi - spiegano i due ricercatori -. Come genitori, ognuno di noi si preoccupa del tempo passato sui display dai nostri figli e di cosa significherà "connessione" tra 15 anni. Ci preoccupiamo anche di passare troppo tempo sui nostri telefoni quando dovremmo prestare attenzione alle nostre famiglie. Uno dei modi in cui affrontiamo i nostri disagi interiori è la ricerca: rivedere ciò che gli altri hanno scoperto e farci domande quando abbiamo bisogno di saperne di più"
Affermazioni di questo genere erano state fatte, non molto tempo fa, anche da altri uomini di Mark Zuckerberg, che rivestono o rivestivano cariche importanti: Chamath Palihapitiya, assunto nel 2007 e diventato vice presidente, pochi giorni fa ha parlato di “strumenti che stanno distruggendo il tessuto sociale della società”. Salvo poi fare parziale retromarcia. Prima di lui Sean Parker, fondatore di Napster ed ex presidente del social network di Zuckerberg, aveva sostenuto che Facebook sfrutta le fragilità psicologiche delle persone. L’apocalittico Antonio Garcia-Martinez, ex manager di Facebook e autore di un saggio sorprendente intitolatoChaos Monkeys, ha più volte ripetuto che l'azienda mente sulla sua reale abilità di influenzare le persone.
 Ginsberg e Burke non mancano di puntualizzare che Facebook vuole essere un luogo "in cui interagire in modo significativo con amici e familiari, migliorando le relazioni offline" e che il social network si avvale della collaborazione di scienziati e medici che si occupano di salute mentale.
Nella loro lunga riflessione, i due spiegano inoltre che è negativo impiegare il tempo "consumando passivamente le informazioni", mentre bisognerebbe "interagire attivamente con le persone". Insomma, tutto dipenderebbe dall’utilizzo dei social network. Si potrebbe pure dubitare che queste riflessioni siano solamente una strategia di marketing di Facebook che dopo le elezioni Usa e tutto il dibattito sulle 'fake news' ha subito colpi all'immagine. Ma sta di fatto che, se il social ha sentito l'esigenza di esporre pubblicamente questi temi, vuol dire che ha annusato che l'aria sta cambiando.
Uno dei primi detrattori di Internet e dei social media è stato il sociologo Evgenij Morozov, ed ora David Ginsberg e Moira Burke dichiarano: “Stiamo lavorando per rendere Facebook un mezzo per interagire e meno un luogo dove passare il tempo”. E ancora: “Di recente abbiamo investito un milione di dollari per capire meglio la relazione fra media tecnologici, crescita dei giovani e benessere”. Alla fine, dunque, tutto dipende da come la tecnologia viene usata. Tutto dipende dalle persone e non da Facebook.

M.P. - U.s. Fe.i.c.o.m.

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