E se Internet non funzionasse più? È la riflessione di uno degli inventori di Twitter Evan Williams. Tra il dominio dei troll e la proliferazione delle fake news, il programmatore ha confessato al New York Times di non credere più nel mezzo che ha fatto la sua fortuna.


“Pensavo che, se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e scambiarsi idee informazioni, il mondo sarebbe diventato automaticamente un posto migliore. Mi sbagliavo”. Williams pone l’indice proprio su una delle controversie più evidenti della tecnologia e della rete, che a suo avviso “premia gli estremi” e omologa i comportamenti di tutti gli utenti.
Ma non solo. Williams problematizza anche i comportamenti: “Non è un caso che sulle porte delle nostre case ci siano serrature. E invece, Internet è iniziato senza pensare che avremmo dovuto replicare questo schema online”. In buona sostanza il difetto è alla fonte, e difficilmente ci sono possibilità di porvi rimedio, secondo lo statunitense.
Il malumore di Williams probabilmente deriva anche dal fatto che la sua nuova creazione, Medium (forma di condivisione che si basa su forme più testuali che multimediali, e che si regge su abbonamenti e non sulla pubblicità), non stia funzionando come da aspettative. È una questione di quantità (numero di utenti raggiunti tramite gli ads) e non di qualità, quella a cui punta invece l’ex CEO di Twitter, che spera di cambiare l’intero sistema, riparare l’errore e modificare così radicalmente una delle più importanti funzioni sociali del nuovo millennio.

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