L’Information Commissioner’s Office (Ico), l’authority britannica sulla comunicazione, ha presentato a Facebook ha preso dei provvedimenti per punire lo scandalo Cambridge Analytica. È stata infatti prevista un’ammenda che tuttavia non supera le 500 mila sterline (circa 565 mila euro), il massimo previsto per le norme in vigore nel Regno Unito prima dell’introduzione nel maggio scorso del GDPR (General Data Protection Regulation), che prevede sanzioni più pesanti.

L’Ico ha stabilito che Facebook consentì “fra il 2007 e il 2014” l’accesso ai dati di oltre un milione di britannici “senza il chiaro consenso degli utenti”. E – come si legge in un comunicato diffuso oggi – ne ha sancito “la grave violazione” della legge.
La reazione di Facebook alla decisione dell’Ico è stato espresso da un portavoce: “Stiamo esaminando la decisione dell’Ico. Anche se, e lo diciamo con rispetto, non siamo d’accordo con alcune delle loro conclusioni, abbiamo già detto che avremmo dovuto fare di più per indagare su Cambridge Analytica e prendere provvedimenti nel 2015. Siamo grati che l’Ico abbia riconosciuto la nostra piena collaborazione durante le indagini”, continua la nota, “confermando di non aver trovato prove che suggeriscano che i dati degli utenti di Facebook del Regno Unito siano stati condivisi con Cambridge Analytica. Ora che la loro indagine è completa, siamo fiduciosi che l’Ico ci consentirà di accedere ai server di Cambridge Analytica per controllare i dati che hanno ricevuto”.
Nel frattempo arrivano dal Parlamento europeo nuove proposte per difendere e garantire la privacy dei cittadini dell’Unione. I deputati affermano che con lo scandalo Cambridge Analytica, Facebook non solo ha violato la fiducia dei cittadini, “ma anche il diritto dell’UE” e raccomandano a Facebook di modificare la propria piattaforma per conformarsi alla normativa comunitaria in materia di protezione dei dati.I deputati dimostrano che i dati ottenuti da Cambridge Analytica potrebbero essere stati utilizzati per scopi politici da entrambe le parti nel referendum britannico sull’adesione all’UE e per indirizzare gli elettori durante le elezioni presidenziali americane del 2016. Sottolineando dunque l’urgenza di contrastare qualsiasi tentativo di manipolare le elezioni europee e di adattare le leggi elettorali alla nuova realtà digitale, i deputati propongono l’applicazione delle tradizionali garanzie elettorali offline anche online.
“Si tratta di una questione globale, che ha già influenzato i nostri referendum e le nostre elezioni”, dichiara il presidente della commissione per le libertà civili Claude Moraes (S&D, UK). “Questa risoluzione stabilisce le misure necessarie, tra cui un audit indipendente di Facebook, un aggiornamento delle nostre regole sulla concorrenza e misure aggiuntive per proteggere le nostre elezioni. Occorre agire ora, non solo per ripristinare la fiducia nelle piattaforme online, ma anche per proteggere la privacy dei cittadini e ripristinare la fiducia nei nostri sistemi democratici”.

Fonte: Corriere Comunicazioni

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