Il Nuovo Governo dovrà elaborare una serie di programmi strategici per dar vita a un’Italia digitale. Il compito più arduo spetta alla ministra per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, che sovrintenderà il roll-out del Piano Triennale dell’informatica nella PA, elaborato da Agid insieme al Team Digitale di Diego Piacentini.

Sul tavolo la spinosa questione della diffusione e penetrazione di Spid che, pur essendo utilizzato da oltre 2 milioni di cittadini utilizzatori e da 3.866 amministrazioni che offrono la possibilità di autenticarsi attraverso il sistema, ha subito una battuta d’arresto. L’obiettivo sarà comporre una quadra per rilanciare l’identità digitale.
Altro progetto chiave da presidiare è Anpr: l’intenzione del commissario Piacentini è quella di portare sulla piattaforma nazionale la metà degli italiani dopo l’estate, anche se l’incarico di Piacentini è in scadenza. Si tratta dunque di capire se la nuova ministra ha intenzione di continuare sulla strada tracciata dai suoi predecessori, confermando gli incarichi, oppure pensare a una nuova governance della PA digitale. 
Progetti importanti spetteranno inoltre al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Infatti, il piano Industria 4.0 lanciato da Carlo Calenda ha dato ottimi sul fronte della crescita degli investimenti: secondo il “Economic Outlook” dell’Ocse, gli investimenti privati stanno aumentando in misura consistente, proprio supportati dagli incentivi legati al piano Industria 4.0. Smart city e Piano nazionale scuola digitale sono poi altri due dossier caldi, rispettivamente in capo a Danilo Toninelli, ministro alle Infrastrutture e Trasporti, e a Marco Bussetti alla guida del ministero dell’Istruzione.
Creare città intelligenti è un passaggio obbligato, che vuol dire sostenibilità ambientale, economica e sociale. E’ necessaria perciò una rete di nuovi progetti e una stretta collaborazione tra industria, enti e istituzioni. Non è stato accennato nulla per quanto riguarda invece il digitale e la scuola nel contratto di governo, che però è fondamentale per formare i lavoratori del futuro. 
Torna sotto i riflettori il tema degli investimenti nella Sanità, soprattutto quelli innovativi che garantiscono servizi efficienti a costi ridotto nel lungo periodo. La neo ministra Giulia Grillo dovrà fare i conti con un comparto in cui il digitale stenta ancora ad affermarsi. Come dichiarato dall’ultimo Osservatorio Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, malgrado la lieve ripresa degli investimenti, per 1,3 miliardi di euro (+2% rispetto all’anno prima) certificata nel 2017, mancano risorse disponibili e soprattutto una cultura e una visione “di sistema”. Tanto che ancora oggi 8 cittadini su dieci, ai servizi sanitari via web preferiscono il contatto diretto con il medico, l’attesa telefonica o la fila allo sportello. Con buona pace dei potenziali risparmi che si potrebbero ottenere in un Paese digitalizzato: oltre 5 miliardi di euro.
“Con il progressivo invecchiamento della popolazione il divario fra bisogni di cura e risorse è destinato a crescere e l’innovazione digitale è l’unica leva per rendere sostenibile il sistema – spiega Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio – La leggera crescita degli investimenti per la sanità digitale è una buona notizia, ma non basta. Serve un rinnovamento dei modelli organizzativi delle aziende, spostando le prestazioni dall’ospedale al territorio, e va incentivata la partecipazione dei cittadini alla corretta gestione della propria salute, tramite strumenti digitali per comunicare con il medico, per accedere ai dati clinici, ad esempio attraverso il fascicolo sanitario elettronico, e per monitorare il proprio stile di vita, con App dedicate. Ma serve anche lo sviluppo delle necessarie competenze digitali degli operatori sanitari”.


Fonte: Corriere Comunicazioni

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