Quali sono i peggiori comportamenti online dei cosiddetti “leoni da tastiera”? E sui social? Se l’è chiesto Emanuela Zaccone – social TV enterpreeneur, Social media strategist & analist – stilando una classifica.

Di seguito, in ordine crescente:

1) Ridicolizzare contenuti altrui senza preoccuparsi delle conseguenze: i video “virali” ne sono un esempio – come quello della filiale Banca Intesa nato per un contest interno all’azienda. Ne viene agevolata la diffusione senza pensare che i protagonisti sono rintracciabili e riconoscibili e quindi verosimilmente tormentati e derisi direttamente da altri utenti.
2) Creare o partecipare a gruppi di dileggio verso certe categorie di persone: bisogna fare una distinzione. Un conto sono i gruppi comico-satirici – come la pagina Facebook de “Il Signor Distruggere” – che spesso si spingono comunque al limite del rispetto, un altro è creare dei veri e propri gruppi che incitano all’odio (razziale, religioso, politico…).
Gli utenti hanno a disposizione alcuni strumenti per tutelare la singola persona o la community in senso ampio, segnalando pagine o contenuti che violano le norme stabilite. Ma questo non basta a cessare la crescita di questi. Entrare e sostenere questi gruppi è tra i peggiori comportamenti online. E se tanta violenza si concretizzasse in azioni reali?
3) Utilizzare toni e termini volutamente aggressivi: tra i casi più frequenti, soprattutto negli insulti a politici o sostenitori di posizioni diverse da quelle dell’utente. I toni usati dagli anti-vaccinisti nei commenti ai post di Roberto Burioni o i toni usati riferendosi a Laura Boldrini (che infatti qualche tempo fa ha pubblicamente lamentato queste pratiche) ne sono un chiaro esempio. Il confronto civile a cui dovremmo essere stati educati, sui social sparisce. La violenza verbale è sempre e da sempre tra i peggiori comportamenti online
4) Attaccare in maniera diretta utenti conosciuti o estranei: solitamente è il passo successivo al precedente, in particolare se si tratta di personalità note, politici, personaggi famosi che si ritrovano i messaggi privati o le loro pagine ufficiali invasi da insulti.
La differenza con il punto precedente è che si assiste a una sorta di serializzazione di questi comportamenti: uno “stalking digitale” che diventa un vero e proprio tormento per le vittime.
I “leoni da tastiera” non sono un prodotto dei social media, né una novità digitale. Sono vecchi almeno quanto Internet: è facile insultare e giudicare dietro uno schermo. Tanto impulso e poco pensiero (e poco coraggio).

Le ragioni
Riguardo a questi comportamenti, bisognerebbe chiedersi: “farei lo stesso fuori da un canale digitale?”. È ovviamente una domanda retorica: no. (Quasi) nessuno assumerebbe certi toni e certi comportamenti. Ma non è un quesito così facile come sembra. I media ci hanno abituato e abilitato a nuove modalità di interazione che modificano in parte i nostri comportamenti abituali. Ma ciò non significa che ci sollevino dal riflettere prima di agire.

E se dovessimo programmare davvero una intelligenza artificiale, vorremmo che si comportasse in modo così poco umano?

Fonte: digitalic.it

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