Anche la Sanità entra nel pericoloso vortice delle fake news: più di 3,5 milioni di genitori, infatti, si sono imbattuti in indicazioni mediche sbagliate, ma ben 15 milioni di italiani cercano su internet diagnosi, consigli e soluzioni ai propri mali. Oggi 25 gennaio è partito il Gruppo europeo per la lotta alle bufale online.

Internet ha rivoluzionato la nostra vita sotto ogni punto di vista. Tant’è che su 49 milioni di italiani che dichiarano di soffrire di qualche malessere, più o meno 15 milioni, scavalcano il medico ricorrendo direttamente al web, alla ricerca di soluzioni fai da te. Le percentuali lo dimostrano: dopo essersi rivolti al medico di base (il 53,5%) o al farmacista (il 32,3%), il 28,4% chiede consiglio al web, ritenendola una fonte autorevole per cure e medicinali. 
Nella nuova indagine Censis “Il valore socio-economico dell’automedicazione”, realizzata in collaborazione con Assosalute, si riflette infatti su un fenomeno molto diffuso: “Il 73,4% degli italiani è convinto che in caso di piccoli disturbi ci si possa curare da soli”. Un dato in continua crescita (nel 2007 era pari al 64,1%).
Curarsi da soli presuppone la massima attenzione al tipo di informazioni che si trovano in rete e certamente, se l’utente è ben preparato, informato e conosce i rischi dell’autocura, sono diversi i benefici, sia per il paziente che per il sistema sanitario nazionale: ricorrere ai farmaci senza obbligo di ricetta per guarire dai piccoli disturbi; benefici per i malati (17,6 milioni di italiani sono guariti dai piccoli disturbi grazie a un farmaco da automedicazione almeno in una occasione durante l’anno, potendo così svolgere normalmente le loro attività); benefici per il servizio sanitario nazionale (17 milioni di italiani non hanno scaricato l’onere delle cure sul sistema pubblico grazie ai farmaci da banco); benefici per l’economia (15,4 milioni di lavoratori sono rimasti sul posto di lavoro grazie all’effetto di un farmaco da automedicazione).
 La ricerca del Censis si focalizza su un aspetto sottovalutato dai più: la sicurezza delle nostre operazioni in rete, la ricerca di informazioni molto sensibili, che riguardano la nostra salute. 
Un tipo di attività in rete che potrebbe nascondere delle minacce per il cittadino e l’indagine chiarisce bene quali potrebbero essere le conseguenze di una navigazione superficiale e priva delle dovute precauzioni: “8,8 milioni sono stati vittime di fake news nel corso dell’anno. In particolare, sono 3,5 milioni i genitori che si sono imbattuti in indicazioni mediche sbagliate”.
 Il documento evidenzia anche che “il 17% degli italiani consulta siti web generici sulla salute, il 6% i siti istituzionali, il 2,4% i social network” e che soprattutto “tra i millennials sale al 36,9% la quota di chi usa autonomamente il web per trovare informazioni su come curare i piccoli disturbi”.
 Il pericolo è fortemente sentito dagli italiani e la prima volta che si assume un farmaco senza obbligo di ricetta per curare un piccolo disturbo, il 70,4% chiede consiglio al medico o al farmacista, mentre il 69% vorrebbe trovare sui siti web e sui social network informazioni certificate sulle piccole patologie e sui farmaci per curarle da assumere senza obbligo della ricetta medica.
 Proprio sulle fake news si riunisce oggi a Bruxelles la nuova task force per lottare contro la diffusione di notizie false in rete, bufale digitali create con l’intento di disorientare i cittadini e influenzare così l’opinione pubblica.
 Tra i trentanove esperti del gruppo, una nota Ansa rivela che ci sono anche quattro italiani: Gina Nieri, dirigente di Mediaset, Federico Fubini, vicedirettore del Corriere della Sera, Gianni Riotta, ex direttore del Tg1 e Oreste Pollicino, docente di diritto dell’Università Bocconi. Tra le priorità c’è l’individuazione di una strategia comune per contrastare il fenomeno, entro aprile 2018.

Fonte: Key4biz

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