Bisogna incentivare lo sviluppo di competenze lavorando con specifiche priorità e agendo su offerta e domanda dei servizi digitali: i consigli del Politecnico di Milano.

Alla base dello sviluppo economico-digitale ci sono le persone, le stesse che sono alla base di società, famiglie e imprese. Investire nella riduzione della disparità digitale tra i cittadini, diffondere competenze digitali e migliorare i servizi pubblici digitali, sono un buon punto di partenza per attuare l’Agenda Digitale del nostro Paese.

Per usufruire dell’innovazione digitale è necessario avere dispositivi tecnologici, connettività e competenze adeguate. Infatti è necessario che il cittadino abbia una dotazione tecnologica basilare per beneficiare di tutti i vantaggi offerti. Dalla Ricerca condotta dall’Osservatorio Agenda Digitale emerge che l’88% degli italiani possiede almeno un dispositivo tecnologico tra smartphone (83% degli italiani), PC portatile (71%), computer fisso (66%) e tablet (47%).

Bisogna anche disporre di connettività. L’85% degli italiani ha una connessione a internet e vi accede con diverse modalità:
• Il 63% ha sottoscritto un contratto di banda larga fissa ad almeno 10 Mbps;
• Il 16% adotta la banda larga superiore a 30 Mbps, su cui il Governo sta investendo grazie al Piano Banda Ultralarga;
• L’11% utilizza la banda larga mobile come canale unico per accedere alla rete.
Dotazione tecnologica e connettività sono però usate correttamente solo se si hanno adeguate competenze digitali: ecco una delle note dolenti del nostro Paese. Secondo il DESI siamo al 24esimo posto su 28 Paesi censiti per lo sviluppo di competenze digitali, senza nessun miglioramento rispetto alla precedente edizione dell’indice. La Ricerca dell’Osservatorio ha confermato questi dati:
• Il 72% degli italiani sa gestire comunicazioni digitali di base;
• Il 65% sa gestire file e informazioni digitali;
• Il 61% sa fare acquisti online;
• Il 66% sa produrre documenti scritti in formato digitale;
• Il 15% sa programmare.
A questi risultati contribuiscono i giovani tra i 18 e i 34 anni, le competenze crollano guardando alle persone che hanno più di 65 anni.

Nell’ultimo anno l’80% degli italiani ha avuto almeno una volta l’esigenza di usare un servizio pubblico. I servizi pubblici più richiesti riguardano l’ambito sanitario (il 66% degli italiani ha avuto almeno un’esigenza in quest’ambito), quelli relativi alla finanza pubblica (54%), alla mobilità (42%) e alla scuola (33%). Solo il 17% riguarda le esigenze che afferiscono alla sfera del lavoro.

Sono ancora troppo pochi gli italiani che soddisfano le loro esigenze senza interagire con operatori di un ufficio pubblico ma usando esclusivamente canali digitali. Il 27% degli italiani si è infatti sempre recato a uno sportello per soddisfare le esigenze che ha avuto e un altro 27% ha utilizzato sia il canale fisico che quello digitale. Solamente il 26% ha usato esclusivamente canali digitali per accedere a servizi pubblici. Le esigenze maggiormente gestite unicamente su canali digitali sono il pagamento dei tributi (il 20% degli italiani), le prenotazioni di visite o esami (18%), l’acquisto di biglietti di trasporto pubblico (17%) e l’iscrizione scolastica (16%).

Per incrementare l’utilizzo del canale digitale è necessario agire sia sulla domanda che sull’offerta.

L’offerta di servizi digitali è ancora molto limitata, con procedure complesse e poco orientate ai cittadini e ai loro bisogni.
È quindi necessario agire anche sulla domanda riducendo in primis il gap di competenze digitali che ci separa dagli altri Paesi europei. Bisogna incoraggiare lo sviluppo di competenze agendo con priorità sulle fasce della popolazione più bisognose di miglioramenti (soprattutto quelle anziane) e su aspetti che potrebbero garantire “cambi strutturali” nel medio-lungo termine, come la capacità di programmare o il numero di laureati in materie scientifiche, tecnologiche e informatiche.

Fonte: Agenda digitale

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