Matteo Renzi lo aveva preannunciato qualche settimana fa: per arginare il flusso continuo e la diffusione delle fake news, le notizie-bufala dilaganti in rete, il Partito Democratico presenterà periodicamente un report su tutte notizie false in circolazione.

È ormai appurato che le fake news sono spesso e volentieri ispirate proprio a fatti realmente accaduti per poi discostarsene furbescamente, pronte a raccontare tutta un’altra storia. Sono talmente ben congeniate da cogliere in fallo anche il navigatore più esperto. La “lista di proscrizione” renziana ha dunque l’obiettivo di contrastare il propagarsi di queste false informazioni, smascherandole e mettendole… all’indice.
Il 12 dicembre è uscito il primo numero. Ad aprirlo è “L’incontro “segreto” tra Renzi e Zuckerberg”: ecco la fake news che inaugura il report del PD. Quello a cui si fa riferimento è un video che mostra le immagini di un incontro tra Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico e Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook. L’incontro è avvenuto davvero, non qualche giorno fa, come lascia intendere l’articolo, ma nell’agosto 2016 a Palazzo Chigi. Ecco che la notizia falsa stravolge quella reale: sembra proprio che l’incontro sia avvenuto questo mese nella villa di Renzi a Firenze e che il dibattito riguardasse come censurare la libera informazione sul web.
Il video viene poi preso per buono e condiviso da alcune pagine non ufficiali del M5S. Una di queste, inoltre, è la stessa pagina che il 22 novembre scorso pubblicò la card sul funerale di Totò Riina. Lì comparivano alcuni rappresentanti istituzionali e del PD come David Sassoli, Maria Elena Boschi, Laura Boldrini e Francesco Verducci. In realtà, le immagini testimoniavano la presenza di questi personaggi a un altro funerale, quello di Emmanuel Chidi Namdi.
Il report uscito pochi giorni fa è corredato di molte fotografie o screenshot della fake news, link e fonti che smontano letteralmente la notizia falsa. Al di là delle guerre politiche, questo è un vademecum che aiuta, se non a prevenire, quantomeno a moderare la condivisione compulsiva e libera, tendendo a una navigazione e a una diffusione di notizie corretta e consapevole.

Scarica il rapporto (clicca qui)

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