Il team di Innovation Camp ha condotto un sondaggio, promosso da Samsung Electronics Italia, in collaborazione con Randstad e Università Cattolica di Milano - con i ragazzi coinvolti nel progetto in tutta la penisola (nella fascia d’età 18-30), per verificare e analizzare il livello di percezione dei giovani italiani rispetto all’innovazione tecnologica nel nostro paese e le prospettive di lavoro nell’ambito del settore digitale.

Da tale sondaggio è emerso che il 6% dei ragazzi italiani considera la propria formazione universitaria non adeguata per essere proiettati in maniera corretta a una carriera professionale in un mondo del lavoro sempre più digitalizzato; il 48% promuove con la sufficienza i programmi universitari rispetto al digitale e solo il 6% è realmente entusiasta dei livelli di innovazione integrati nell’università italiana.
Una volta usciti dall’università, gli italiani sono convinti che le aziende valutino con molta attenzione le competenze digitali apprese negli anni della formazione: secondo il 72,5% dei ragazzi intervistati, le competenze digitali sono quasi fondamentali per la riuscita di un colloquio di lavoro; solo il 23% le considera mediamente importanti e solo il 4% considera le competenze digitali ininfluenti le competenze in ambito tecnologico in fase di valutazione dei profili.
Il 43% dei giovani italiani interpellati afferma che il settore nel quale risulta necessario un maggiore livello di innovazione è sicuramente quello della pubblica amministrazione, a seguire gli altri settori con risultati molto simili con il terziario con il 22,5%, il manifatturiero sempre con il 22,5% e il primario al 22%.
I giovani italiani sono prudenti e hanno le idee chiare nella scelta del proprio impiego, preferendo l’assunzione in aziende già strutturate, meglio ancora se nate come effetto dell’evoluzione tecnologica, più che avviare una propria azienda o scommettere su una startup, tanto che il 38% dei ragazzi intervistati ammette di aspirare a una assunzione in una grande azienda 'nativa digitale' (come un eCommerce o un social network, o altro business online come i portali web), il 27,5% punta alle aziende legate ai settori di business cosiddetti 'tradizionali' (ad esempio, manifattura, banking etc.), solo il 14,5% vorrebbe aprire un proprio business, il 14% è pronto a scommettere sul potenziale di una delle tante startup presenti oggi sul mercato, mentre appena il 6% si dimostra ancora indeciso sulla tipologia di azienda nella quale vorrebbe avviare il proprio percorso professionale
Il giudizio dei ragazzi è diviso quasi a metà, invece, sul fatto che il nostro Paese sia realmente competitivo in ambito digitale: il 53% che considera il nostro paese poco o per niente competitivo in ambito digitale e il 46,5% che ritiene che l’Italia sia già abbastanza competitiva a livello di innovazione tecnologica; in questo contesto, esiste anche uno 0,5% di super fiduciosi nell’Italia digitale.
Nonostante qualche scetticismo sulle 'potenzialità tecnologiche', i giovani italiani, con il 68,5% delle preferenze generali nell’intera fascia 18-30 anni, desidera mettere a disposizione le proprie competenze digitali apprese negli ultimi anni grazie a Samsung Innovation Camp; solo il 17% mira decisamente a una carriera all’estero, mentre il 14,5% è ancora indeciso.§In questa speciale graduatoria, esiste una differenza notevole tra i segmenti tra i più e i meno giovani: infatti, per la fascia di età 18-23 la scelta specifica per il nostro paese scende al 59%, mentre i 24-30 puntano decisamente all’Italia con il 78% delle preferenze, con il 23% dei più giovani disposti ad 'emigrare' all’estero contro l’appena 11% dei 24-30, e un 18% degli indecisi tra i 18-23 contro l’11% dei 24-30.
Per quanto riguarda le competenze maggiormente necessarie per ritenere di avere le giuste 'digital skill' richieste dal mondo del lavoro, il digital marketing (Seo, Sem, Sn ecc.) primeggia in maniera assoluta come competenza ritenuta fondamentale per il 71,5% degli intervistati; la capacità di gestire un eCommerce per l’11,5% dei ragazzi; il 10% invece identifica la capacità di gestire un sito web/blog e solo il 7% punta alle skill legate alla gestione di servizi Cloud.
Il 38,5% dei ragazzi interpellati su quali siano le soft skill generiche ritenute più utili, ritiene maggiormente necessaria in ufficio la “Curiosità e il desiderio di essere sempre aggiornati”; il 34% la “Flessibilità e capacità di adattarsi a contesti diversi”; il 22% si affida alla “Creatività e il pensiero laterale” e solo il 5,5% pensa che la competenza generale più importante sia l’”Empatia con i colleghi e i superiori”.
Inoltre, soffermandosi sugli strumenti tecnologici che saranno fondamentali nell’ambiente di lavoro del futuro (il cosiddetto 'digital workplace'), i ragazzi hanno cos’ dichiarato: lo smartphone primeggia qui con il 44,5% dei giudizi; seguono i dispositivi IoT con il 38%; il 15% si affida alle potenzialità futuristiche della realtà virtuale e relativi device; solo il 2% degli intervistati non ha ancora un giudizio definito in merito.
Nonostante i diversi dubbi sorti negli ultimi rispetto all’introduzione delle intelligenze artificiali (ad esempio, robot, assistenti virtuali etc.) nell’ambito lavorativo come potenziale minaccia per i posti di lavoro affidati agli umani, i ragazzi italiani hanno fiducia nei confronti dell’AI come promotori di impiego e 'buoni colleghi in ufficio', non a caso, il 47,5% degli intervistati pensa che lo sviluppo delle intelligenze artificiali creerà nuove tipologie di lavoro e settori di business da esplorare, quindi anche nuove opportunità lavorative per gli umani.
Il 41% pensa che è possibile creare un ecosistema in cui umani e AI possano convivere in maniera produttiva, con la comparsa di nuove professioni a favore degli umani e sostituzione per i lavori più 'meccanici' da parte dei robot; solo l’11,5%, al contrario, dimostra un reale timore nei confronti del progresso delle intelligenze artificiali e della robotica pensando che in futuro 'ruberanno' in qualche modo posti di lavoro agli esseri umani. 

Fonte: AdnKronos

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